Psicologa per bambini e adolescenti a Cles
Difficoltà comportamentali: rabbia, opposizione, regole
C'è un copione che molte famiglie conoscono a memoria: la richiesta, il rifiuto, il tono che sale, la minaccia della punizione, l'esplosione, e alla fine due sconfitti: un bambino in lacrime e un genitore sfinito che si chiede dove stia sbagliando. Il giorno dopo, lo stesso copione. Quando arrivano in studio, molti genitori hanno già provato tutto: premi, castighi, prediche, e la conclusione amara che «con lui non funziona niente».
In genere non è vero che non funziona niente: è che si sta lavorando sul pezzo sbagliato. Il comportamento è la parte visibile; sotto ci sono emozioni che il bambino non sa ancora regolare, e circoli che si sono irrigiditi in famiglia. Su quelli si lavora.
Uscire dal duello
Il primo obiettivo non è «far obbedire il bambino»: è interrompere l'escalation, quel meccanismo per cui a ogni mossa dell'uno l'altro rilancia, finché la casa diventa un campo di battaglia. Per riuscirci bisogna guardare le scene che si ripetono con occhio nuovo: che cosa accade un attimo prima dell'esplosione, che cosa ottiene il bambino dopo, che cosa provano i genitori nel mezzo. È un'analisi concreta, quasi da moviola, e cambia il modo di leggere le giornate.
Guardare sotto il comportamento
Un bambino che sfida di continuo può essere un bambino arrabbiato per qualcosa che non sa dire, uno che regge male le frustrazioni, uno che con l'impulsività fa i conti da sempre, o uno che ha scoperto che solo alzando il volume viene visto. Non è un dettaglio: le risposte sono diverse. Per questo, quando il quadro non è chiaro, la dott.ssa Rizzardi propone una fase di comprensione con osservazione e, se utile, questionari standardizzati per genitori e insegnanti; se emergono elementi che fanno pensare a un disturbo dell'attenzione o del neurosviluppo, il quadro si completa con una valutazione dedicata e, quando serve, con i medici dell'équipe dello Studio.
Il percorso: prima le emozioni, poi le regole
Con il bambino si lavora sul pezzo che gli manca: imparare a sentire la rabbia quando è ancora piccola, prima del punto di non ritorno; trovare modi diversi di dire «non ce la faccio» o «guardami»; allenare, giocando, la capacità di aspettare e di tollerare un no. Con i genitori il lavoro è speculare e altrettanto importante: scegliere poche regole che contano davvero, tenerle senza urlare, riconoscere i momenti buoni prima di quelli storti. Le regole tornano a funzionare quando smettono di essere l'unico terreno di incontro.
Un lavoro che riguarda anche i genitori
Nei percorsi sul comportamento i genitori non sono accompagnatori: sono metà del lavoro, perché è nelle cucine e nelle camerette, non nello studio della psicologa, che le giornate si giocano. Gli incontri dedicati a loro fanno parte del percorso fin dall'inizio. E per chi sente il bisogno di uno spazio tutto suo sul mestiere di genitore, oltre il singolo problema di comportamento, lo Studio offre anche un percorso dedicato di consulenza genitoriale.
Se in casa vige il copione del duello, sappiate due cose: non siete genitori sbagliati, e il copione si può riscrivere. Serve capire che cosa lo tiene in piedi, e questo è esattamente il lavoro che si può iniziare con un primo colloquio.
Per informazioni o per prenotare una prima valutazione con l'équipe della sede di Cles:
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Revisione clinica del 20 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Giulia Rizzardi - Ordine degli Psicologi della Provincia Autonoma di Trento — n. 1421.