Psicologa per bambini e adolescenti a Cles
La valutazione psicologica in età evolutiva
C'è un momento, per molti genitori, in cui i dubbi smettono di essere pensieri passeggeri e diventano domande vere: perché fa così tanta fatica? Perché reagisce in questo modo? C'è qualcosa che dovremmo sapere? La valutazione psicologica esiste per rispondere a quelle domande con un metodo, invece che con impressioni.
È la parte del lavoro in cui la dott.ssa Rizzardi ha investito di più, nei servizi pubblici prima e nella formazione continua poi. Questa pagina racconta che forma ha una valutazione nel suo studio di Cles: che cosa comprende, quanto è su misura e che cosa resta in mano alla famiglia alla fine.
Non un esame: una fotografia che si mette a fuoco
Ai bambini la dott.ssa Rizzardi la spiega così: non è un'interrogazione e non si può sbagliare, serve a capire come funziona la loro testa, che cosa gli riesce facile e che cosa gli costa fatica. Per i genitori la definizione è quasi la stessa: è una fotografia del funzionamento del bambino in questo momento, messa a fuoco da più angolazioni. Nessun test, da solo, decide niente: contano l'insieme delle prove, l'osservazione diretta e la storia che i genitori raccontano.
Gli strumenti, scelti in base alla domanda
Gli strumenti sono standardizzati e aggiornati, scelti a partire dalla domanda che la famiglia porta: non esiste una batteria uguale per tutti. Tra quelli usati più spesso:
- Le scale cognitive Wechsler (WPPSI per i più piccoli, WISC per bambini e ragazzi), per capire il profilo dei punti di forza e di fragilità, non solo «quanto» ma «come» ragiona.
- La valutazione neuropsicologica con prove specifiche per attenzione, memoria e funzioni esecutive, quando la domanda riguarda il modo in cui il bambino apprende e si organizza.
- I questionari per genitori e insegnanti, come il Conners-3 per l'attenzione e il comportamento: alcune cose si vedono solo a casa o solo in classe, e servono gli occhi di chi ci vive.
- Con i più piccoli, l'osservazione del gioco: a tre o quattro anni è il gioco, molto più delle domande, a raccontare come il bambino sta.
Come si svolge, in concreto
Il percorso tipo è breve e ha una forma precisa: un primo colloquio riservato ai genitori, per raccogliere la storia e definire insieme la domanda; due o tre appuntamenti con il bambino o con l'adolescente, alternando prove, gioco e conversazione secondo l'età; quando serve, i questionari a casa e a scuola. Alla fine, sempre, la restituzione: prima ai genitori, con calma e senza gergo, e poi al bambino, con parole sue. A chi ha passato dei pomeriggi a fare prove, quel racconto è dovuto.
Il dopo: indicazioni, non etichette
Alla famiglia restano una relazione scritta e indicazioni concrete su che cosa fare adesso. A volte la risposta è rassicurante: nessun percorso, qualche accorgimento e un controllo più avanti. Altre volte indica un percorso con la dott.ssa Rizzardi, sul versante emotivo, comportamentale o scolastico. Altre ancora la strada passa da un collega, e in uno Studio multidisciplinare l'invio è un passaggio di mano, non un ricominciare da capo:
- Quando il quadro fa pensare a dislessia, disortografia o discalculia, se ne occupa l'équipe DSA dello Studio, con il percorso di valutazione attivo anche nella sede di Cles.
- Quando emergono difficoltà di linguaggio, il confronto è con la logopedista della sede di Cles, dott.ssa Aurora Endrizzi.
- Quando serve un inquadramento medico, il raccordo è con i neuropsichiatri infantili e gli altri specialisti dell'équipe dello Studio.
Una buona valutazione si riconosce da come escono i genitori dalla restituzione: con le idee più chiare di quando sono entrati, e con almeno una cosa concreta da fare da domani. È lo standard a cui la dott.ssa Rizzardi tiene, ed è quello su cui invita a misurarla.
Per informazioni o per prenotare una prima valutazione con l'équipe della sede di Cles:
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Revisione clinica del 20 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Giulia Rizzardi - Ordine degli Psicologi della Provincia Autonoma di Trento — n. 1421.