Psicologa per bambini e adolescenti a Cles

Difficoltà relazionali: gli amici, il gruppo, gli altri

Fa più male un brutto voto o una festa a cui non si è stati invitati? Chi lavora con i bambini conosce la risposta. Le relazioni con i coetanei sono il territorio dove i ragazzi costruiscono l'idea di sé, e quando qualcosa lì si inceppa, il dolore è reale anche se a occhi adulti sembra piccolo: l'amico del cuore che cambia compagnia, il gruppo che esclude, la ricreazione passata da soli.

I genitori se ne accorgono spesso di riflesso: un figlio che non nomina mai compagni, che non viene cercato nel fine settimana, che a ogni proposta risponde «non mi va». Questa pagina racconta come se ne occupa la dott.ssa Rizzardi, perché nell'età evolutiva queste situazioni sono tra le più delicate e tra quelle in cui un aiuto ben fatto cambia di più le traiettorie.

Stare con gli altri è una competenza, non un carattere

«È fatto così, è timido»: forse. Ma entrare in un gioco già iniziato, difendere la propria idea senza aggredire, ricucire dopo un litigio, capire quando un gruppo ti sta prendendo in giro: sono abilità, e le abilità si imparano, si allenano e si recuperano. Guardarle così toglie di dosso ai ragazzi l'etichetta più pesante, quella di essere «sbagliati», e apre la porta a un lavoro concreto.

Capire che tipo di fatica è

Prima di lavorare sulle relazioni bisogna capire dove si inceppano, perché le strade sono molto diverse:

  • C'è chi vorrebbe stare con gli altri ma non osa: la timidezza che blocca, la paura del giudizio, il ritiro di chi ha collezionato troppi due di picche.
  • C'è chi ci prova ma «sbaglia le misure»: troppo irruento, troppo permaloso, sempre al centro dei litigi, e piano piano viene lasciato fuori.
  • C'è chi viene escluso o preso di mira, e qui il tema non è una fragilità del bambino ma una dinamica di gruppo, che va affrontata anche con la scuola: alle prese in giro ripetute e al cyberbullismo è dedicata un'attenzione particolare.
  • E c'è chi sembra non cercare gli altri affatto: in alcuni casi è un tratto da rispettare, in altri il segnale di una fatica più profonda che merita uno sguardo attento.

Come si lavora sulle relazioni

Non con le prediche («vai lì e fatti degli amici»), che ottengono l'effetto opposto. Con i bambini il gioco è lo strumento principale: nella stanza si può provare, sbagliare e riprovare senza il costo sociale che ogni errore ha in classe. Con i ragazzi si parte dalle situazioni vere della loro settimana e si costruiscono, un pezzo alla volta, letture diverse e mosse nuove. E quando la dinamica coinvolge il gruppo classe, con il consenso della famiglia la dott.ssa Rizzardi si confronta con gli insegnanti: certe partite non si vincono da soli.

L'adolescente che si ritira

Il ritiro in adolescenza merita un discorso a parte: la camera che diventa il mondo, la scuola che inizia a saltare, gli schermi come unica finestra. Non è pigrizia ed è raramente una scelta: quasi sempre è una protezione da qualcosa che fuori fa troppo male. Con questi ragazzi i tempi sono più lenti e la porta va aperta con delicatezza, spesso iniziando dai genitori quando il ragazzo non è ancora pronto a venire. L'importante è non aspettare che il ritiro diventi la nuova normalità di casa.

Autostima e difficoltà relazionaliBullismo e cyberbullismoAdolescenze complesse

Se vostro figlio sta soffrendo per come vanno le cose con i coetanei, prendete sul serio quel dolore: è dalla qualità dei legami, più che dai voti, che passa il suo benessere. Se ne può parlare in un primo colloquio, anche solo tra genitori.

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Revisione clinica del 20 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Giulia Rizzardi - Ordine degli Psicologi della Provincia Autonoma di Trento — n. 1421.

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