Psicologa per bambini e adolescenti a Cles
Difficoltà scolastiche: quando la scuola diventa una salita
«È intelligente, ma non si applica.» Poche frasi accompagnano più fatica scolastica di questa: la sentono i genitori ai colloqui, la sentono i ragazzi in pagella, e non aiuta nessuno dei due. Perché la vera domanda non è se si applica, ma perché applicarsi gli costa così tanto.
Nel suo studio di Cles la dott.ssa Rizzardi incontra spesso bambini e ragazzi per cui la scuola è diventata una salita: pomeriggi interi sui compiti, verifiche affrontate con lo stomaco chiuso, mattine che iniziano con «non mi sento bene». Questa pagina racconta come lavora su queste situazioni, e come si capisce che cosa c'è davvero sotto.
La fatica scolastica ha molte cause diverse
Due ragazzi con gli stessi voti bassi possono avere storie opposte. Uno legge lentamente da sempre e arriva a fine pagina esausto; un altro capisce tutto ma si perde nell'organizzarsi; un terzo studia ore e poi la mente si svuota davanti al foglio; un quarto ha semplicemente smesso di crederci. Fatica di apprendimento, di attenzione, di metodo, di emozioni o di motivazione: si somigliano in pagella, ma richiedono risposte diverse. Trattarle tutte come «poca volontà» è il modo migliore per peggiorarle.
Distinguere: il primo lavoro è capire
Per questo il primo passo non è il metodo di studio né le ripetizioni: è capire da dove viene la fatica. A volte bastano pochi colloqui e uno sguardo ai quaderni; altre volte serve una valutazione più strutturata, con prove cognitive e sugli apprendimenti. E quando il profilo fa pensare a un Disturbo Specifico dell'Apprendimento, come dislessia, disortografia o discalculia, il percorso diagnostico è quello dell'équipe DSA dello Studio:
- disturbispecificiapprendimento.it: dislessia e gli altri DSA spiegati dall'équipe dello Studio, con il percorso di valutazione e certificazione che si svolge anche a Cles.
Quando il problema è l'ansia, non l'apprendimento
Una parte delle difficoltà scolastiche non nasce sui libri ma dentro: l'ansia da verifica che cancella quello che si sapeva, il perfezionismo che trasforma ogni compito in un giudizio su di sé, la paura di deludere che rende la scuola un tribunale. In questi casi si lavora direttamente con il bambino o il ragazzo sul rapporto con l'errore e con la prestazione, e con i genitori su come parlare di scuola a casa: spesso una cena senza interrogatorio sul compito in classe vale più di un'ora di studio in più.
Con la scuola, non contro la scuola
Quando la famiglia è d'accordo, il confronto con gli insegnanti fa parte del percorso: capire come il ragazzo sta in classe, condividere ciò che può aiutare, costruire aspettative realistiche da entrambe le parti. Gli insegnanti non sono la controparte: vedono il bambino per ore ogni giorno, e sono quasi sempre alleati preziosi quando qualcuno li coinvolge nel modo giusto.
Se i pomeriggi di compiti sono diventati la parte peggiore della giornata, per vostro figlio e per voi, vale la pena capire perché: qualunque sia la causa, continuare a spingere senza saperlo non la farà sparire. Il primo colloquio serve esattamente a questo.
Per informazioni o per prenotare una prima valutazione con l'équipe della sede di Cles:
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Revisione clinica del 20 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Giulia Rizzardi - Ordine degli Psicologi della Provincia Autonoma di Trento — n. 1421.